I volumi delle spedizioni a livello continentale crescono del 5%, ma nel 2026 è pieno di incognite e sfide per il settore
Il mercato degli smartphone in Europa ha archiviato il 2025 con un segnale di inaspettata vitalità, facendo registrare nell’ultimo trimestre una crescita delle spedizioni pari al 5% su base annua, è quanto emerge dall’ultimo report di Counterpoint Research. Questo slancio positivo è stato alimentato da una combinazione di fattori macroeconomici favorevoli, come la stabilizzazione dell’inflazione e un graduale ritorno della fiducia dei consumatori, che hanno favorito il rinnovo dei dispositivi durante la stagione dei saldi e delle festività.
In questo scenario, Apple è riuscita a consolidare la propria posizione di forza grazie all’accoglienza entusiastica della serie iPhone 16, che ha dominato i mercati dell’Europa occidentale spinta da un ciclo di sostituzione particolarmente dinamico. Parallelamente, Samsung ha mantenuto un presidio solido su tutto il continente, bilanciando la popolarità dei suoi modelli di fascia media con l’introduzione strategica di funzionalità avanzate di intelligenza artificiale nei propri dispositivi premium. Anche i produttori cinesi, guidati da Xiaomi, hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento, espandendo la propria influenza specialmente nelle regioni dell’Europa centrale e orientale.
Tuttavia, nonostante l’ottimismo generato da questi risultati, il report avverte che all’orizzonte del mercato smartphone europeo si addensano nubi preoccupanti per il 2026. La crescita osservata appare infatti fragile e minacciata da un panorama geopolitico sempre più incerto, dove l’ombra di nuove tensioni commerciali e l’introduzione di possibili dazi potrebbero alterare sensibilmente i costi di produzione e i prezzi finali. A queste difficoltà si aggiunge la progressiva saturazione del mercato europeo, dove convincere gli utenti a cambiare dispositivo diventa una sfida sempre più complessa, legata non solo all’estetica ma a innovazioni reali e tangibili.
Infine, le rigide normative comunitarie in materia di riparabilità e regolamentazione dell’intelligenza artificiale rappresentano un ulteriore elemento di pressione per i produttori, costretti a bilanciare l’innovazione tecnologica con costi di conformità sempre più onerosi. Il 2026 si preannuncia quindi come un anno di transizione delicata, in cui la capacità di navigare tra incertezze normative e barriere doganali determinerà chi riuscirà a mantenere la propria leadership nel Vecchio Continente.
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